venerdì 25 luglio 2008

CHE FUTURO PER QUESTA CITTA'?














Sarei curioso di sapere quante cose nuove è riuscito a produrre l'amministrazione barcellonese sostenuta da maggioranza bulgara in consiglio comunale. La città di Barcellona Pozzo di Gotto, in tutto questo tempo, non è ruscita a a dare segni di progresso, a meno che non si consideri tale l'aumento del numero dei supermercati e la disseminazione di baracche di frutta e verdura nei più disparati angoli della città. S'è cercato, è vero, di inserire il mercatino dell'antiquariato, ma dopo diversi anni di stentata presenza, neppure questo è ancora riuscito ad attecchire, visto che due volte al mese vivacchia più per ostentazione che per speranza di buone prospettive. Sono sorti diversi nuovi negozi, in gran parte d'abbigliamento, ma non tutti sono riusciti a sopravvivere. Abbiamo avuto la possibiltà di costruire un palazzo della cultura, ma sembra che debba fare da cattedrale nel deserto. Deserto d'iniziative in qualche modo produttive. Ciò che di buono è stato proposto dalla volenterosa inziativa di giovani è rimasto condizionato, perchè segregato negli ambiti "ncuttufati" dell'Oasi o della vecchia stazione. Le strade - per quanto rinfrancate dal ripristino del manto stradale - rimangono fiancheggiate da marciapiedi obsoleti, spesso resi inutili, tranne che per i posteggiatori ambulanti. Restano nel massimo degrado pure le vie più importanti che, attraversando la città, fanno da raccordo alla strada statale, la quale nel territorio di Barcellona risulta in condizioni sicuramente meno curata che altrove. La differenza si può notare quando da Barcellona si passa nella limitrofa Merì. Agli ingressi della città (provenienze da Palermo e da Messina) il traffico è sempre intasato da lunghe code, senza che si registri la presenza di un vigile urbano, almeno nelle ore di punta. I due unici semafori esistenti, in via Roma, esplicano tutt'al più la funzione di lampeggiatori, senza che anche lì faccia capolino il tanto sospirato controllo. Insomma, sembra questa la città del fai da te, e meno male che spesso i barcellonesi sono in grado di sbrigarsela da soli. Checchè ne dicano i denigratori.
fra' galdino

giovedì 24 luglio 2008

TRASCURARE LA CITTA', PASSI --- MA IL CIMITERO NO!!!


Basta una visita al cimitero "S.Anna" di Barcellona, per indignarsi in maniera irreversibile nei confronti dell'Amministrazione Comunale che, indecorosamente, trascura il monumentale camposanto, lasciandolo aggredire dalle erbacce, in più posti.
Per salvare le apparenze viene curata la zona d'ingresso, mentre molti altri punti rimangono abbandonati, con i contenitori per la raccolta dei fiori secchi stracolmi e diversi vialetti e scalinate ricoperti da sterpaglia.
Stamattina, approfittando dell'ormai inseparabile videocellulare, alla vista di sì triste spettacolo, non ho saputo fare a meno di riprenderne l'immagine, che adesso sento il dovere di evidenziare in questo post, scusandomi per la poco piacevole segnalazione, con tutti i nostri concittadini, e soprattutto con quelli che, vivendo lontano da Barcellona, approfittano del periodo estivo per trascorrere qualche settimana nel paese d'origine e, cogliendone l'occasione, salgono a "S.Anna" per una visitina ai propri cari defunti.

FRA' GALDINO

FINALMENTE SALVI. Recuperati i due alpinisti italiani blocccati sul Nanga Parbat

ROMA - Walter Nones e Simon Kehrer sono salvi. I due alpinisti italiani bloccati da dieci giorni sul Nanga Parbat sono stati condotti al campo base dagli elicotteri pachistani che li hanno recuperati su un pianoro ghiacciato a circa 5.700 metri di quota, un punto che avevano raggiunto in mattinata con gli sci approfittando delle buone condizioni del tempo. I due stanno abbastanza bene, sono molto provati e un po' stanchi. Ora si trovano al campo base, dove ha ripreso a piovere a scrosci, in attesa di essere trasportati in elicottero a Kirghiz.

Nella foto: Karl Unterkircher , l'alpinista italiano caduto in un crepaccio

notizia e foto tratte da Repubblica

mercoledì 23 luglio 2008

SFRATTATO NON INTENDE LASCIARE LA CASA E LO CONTENTANO DANDOGLI GLI ARRESTI DOMICILIARI


Reagisce all'ufficiale giudiziario che intende notificargli lo sfratto, minacciandolo con un'insolita arma, un arco sotteso con freccia. Non intende lasciare la casa in cui finora ha abitato e intima al pubblico ufficiale di allontanarsi se non vuole essere trafitto. Ne nasce un tafferuglio che fa intervenire i carabilnieri, i quali non riuscendo a placare l'ira dello sfrattato sono costretti ad arrestarlo. In attesa di essere giudicato per direttisima, l'irruente uomo è stato lasciato in casa: agli arresti domicillari.Il fatto è avvenuto a Falcone. Protagonista un pensionato di 63 anni, evidente troppo affezionato alla propria abitazione e pobabilmente ultimo epigono del leggendario Robin Hood.

ATTENTI AI BOSCAIOLI, CHE CON L'ACCETTA FANNO TAGLI INDISCRIMINATI


Non sappiamo se il nuovo assessore regionale alla sanità, Massimo Russo, ora che comincia ad entrare nei meccanismi della politica siciliana non abbia cominciato a pentirsi d'avere lasciato, ancorchè provvisoriamente, la strada vecchia (Magistratura) per quella nuova.
Come ogni neofita, il responsabile del delicato settore della salute pubblica e privata, ha iniziato la sua "missione" con una evidente carica di buona volontà, con una serie di sopralluoghi mirati a renderlo edotto delle reali necessità della popolazione.
Inizitiva sicuramente opportuna, nella prospettiva di un inevitabile aggiustamento della baracca, notoriamente bisognosa di drastici interventi.
Troppe spese, malamente effettuate, rischio di bancarotta, necessità di tagli per un ridimemensionamento mediante un accurato piano di rientro.
Tutto ciò postula un impegno che, con il modo di far politica cui ci hanno abituato, rischia di diventare scabroso.
Già un lavoro di sfrondamento era stato avviato dal predecessore La Galla, e per quanto ancora non ufficializzato aveva incontrato forti resistenze per supposte sperequazioni nella distribuzione dei tagli proposti.
Un po' in riga con tale piano, un po' in base a nuovi suggerimenti, l'assessore Russo, nei giorni scorsi, sempre dietro la spinta dell'urgenza imposta dal Governo nazionale, ha cercato di coordinare le sue "misure", che, una volta apprese, sono state però contestate, non soltanto dalle opposizioni, ma anche da una parte degli alleati: in modo particolare dall'Udc, che le ha definite poco chiare ed incoerenti rispetto all'equilibrate enunciazioni iniziali del nuovo assessore.
La polemica, incentrata sull'eccessivo e squilibrato taglio delle guardie mediche , s'è presto accentuata a causa dell'inattesa concessione alle cliniche private, che non essendosi messe in regola entro i termini di legge, avevano perso il diritto all'accreditamento. Una specie di condono per le case di cura escluse, consistente nella riapertura di tali termini.
Nel piano di riassetto, ovviamente oltre agli interventi citati, è inclusa l'operazione di ridimensionamento della spesa ospedaliera mediante la riduzione del numero dei posti letto, del personale, nonchè gli accorpamenti di nosocomi e il rìassesto del 118.
Insomma una serie di operazioni che toccheranno in maniera eclatante anche il territorio di Barcellona, dove soprattutto l'ospedale Cutroni-Zodda da tempo sembra essere preso di mira dai "boscaioli" della sanità, pronti a sfrondare con la loro scure in maniera indiscriminata là dove non c'è alcuna voce in capitolo in difesa della nostra salute

Francesco Cilona

martedì 22 luglio 2008

E' LA SOLITA STORIA DEL POLLO


Nei giornali di oggi è apparso il risultato di uno studio della Banca d’Italia, secondo cui se le donne fossero occupate al pari degli uomini, il Pil in Italia farebbe un balzo del 17%. Il che significherebbe che tutti i problemi di crescita che affliggono la Nazione diventerebbero un ricordo. Lo studio, che naturalmente rimane prettamente teorico, si basa tra l’altro su accurati confronti con le situazioni occupazionali di altri paesi, che fanno registrare un ridotto dislivello tra l’impiego lavorativo dei due sessi. Sull’onda di tali evidenze si crea una specie di consecutio che tradotta in Euro –sempre teoricamente – porta la grande fuga dalla stagnazione italiana a cifre multimiliardarie (260 miliardi di euro); “un vero e proprio tesoro – si legge per esempio su Repubblica – che vale come una valanga di pluristangate o migliaia di lotterie di Capodanno. Per avere un’idea più concreta: grosso modo è come tutto il sommerso. Ben 60 volte il taglio dell’Ici, eccetera, eccetera”.

Una specie di libro dei sogni, di cui, guarda un po’, viene dato il diritto d’autore ad una crescita teorica dell’ingresso femminile nel mercato del lavoro. A parte che lo studio elaborato dalla banca d’Italia è molto più complesso di quanto viene riferito dai giornali e ciò che i giornali riportano è più articolato di quanto qui stiamo scrivendo, una cosa in più in questa occasione ci sembra opportuno dire o chiedere: a quanto ammonterebbe il balzo del Pil, se entrassero attivamente nel mercato del lavoro tutti i giovani (maschi e femmine) attualmente disoccupati? Sicuramente sarebbe un’esplosione “Pillica”, visto che la percentuale di disoccupazione della categoria giovani è di gran lunga superiore a quella riguardante la categoria donne. Secondo lo studio di cui sopra, infatti risulta che attualmente il tasso di occupazione femminile è pari al 46,6%, percentuale che invece i giovani, soprattutto nel meridione, non possono che sognare. E neppure sognare, stanti le prospettive offerte dalla scure di Tremonti, i cui tagli subisseranno i nostri giovani. Maschi e femmine. Un solo esempio e chiudo: sempre su Repubblica – edizione siciliana del 20 luglio – leggo: “Il governo taglia mille insegnanti di sostegno. Restano senza aiuto in classe 1700 alunni disabili”: E guarda caso, oltre il 90% sono ragazze con lavoro precario. Più contraddizione di così, per far crescere il Pil? Ah, dimenticavo: nella nostra provincia, perderanno il posto 166 giovani.

Francesco Cilona

lunedì 21 luglio 2008

IL DITO DEL SENATUR E I NOSTRI SMBOLI



Insomma, sarà vero che lo Stato Italiano starebbe andando verso lo sfascio; sarà vero che, anche se l’Italia è stata fatta – e con modi e mezzi ritenuti discutibili – dopo ben centocinquant’anni dall’Unione, bisognerebbe ancora fare gli Italiani; sarà vero che occorrerebbero interventi per raddrizzare una strada che, così com’è, porta male.
Potrebbe essere tutto vero, ma assistere alle ormai indigeste sparate del senatur non è certo producente: né per l’Italia, né per lo stesso Bossi.
Che bene vogliamo che porti un “politico”, che pur continuando a mangiare alle spalle dell’Italia, non si vergogna di sputare nel piatto - d’oro – ch’Essa gli porge!
Quel “ministro d’Italia” continua a mangiare, ma s’imbratta il muso e se lo pulisce con il tricolore. Anzi, addirittura grida che non solo il muso vuole detergersi, ma anche il sedere, con il tricolore. E non si ferma a tali sconcezze, perché il suo dito sporco di cacca osa persino alzarlo per denigrare un altro simbolo di quest’Italia che - per quanto immiserita dai suoi uomini politici - è sempre la nostra Patria.
Può darsi che l’inno di Mameli non piaccia a molti, potrebbero non piacere certi versi in esso contenuti perché ormai anacronistici , ma finché quelle parole fanno parte di quella marcetta che sentiamo squillare nelle più importanti manifestazioni, siano esse patriottiche, siano esse sportive , “Fratelli d’Italia” continua ad essere il simbolo della nostra Nazione. Che non possiamo denigrare, anche per salvare la faccia davanti agli occhi del mondo.
Se qualche rappresentante di Stato straniero si azzarda a criticarci, subito salta fuori il falso orgoglio e , insultando chi ci ha offeso, reclamiamo addirittura le scuse del capo di quello Stato.
Mentre, per un nostro “senatur” che, per tornaconto politico, blatera e sporca i nostri simboli e la nostra stessa Italia, finora ci si è passati sopra, perché “bisognava comprenderne il carattere, essendo lui fatto così :una specie di cane che abbaia senza mordere”.
Ma siamo sicuri che non morde?
E se invece mozzicasse e, mozzica oggi e mozzica domani, finisse con lacerare e ridurre a brandelli quest’Italia, che cosa poi ci resterebbe da fare.
Ed è forse per questo timore che si è giunti al punto che, alla Camera dei deputati, trasversalmente si è alzato un grido di protesta contro il debordare di Bossi.
Troppo l'indice alzato di Bossi relativo all'Inno di Mameli. Troppo l'insulto agli "insegnanti meridionali".
A Montecitorio il presidente Fini ha "severamente" ricordato al ministro leghista quali sono i suoi obblighi istituzionali e, rispondendo alle proteste per il comportamento di Bossi, ha affermato di non avere difficoltà a dire "che quando si agisce in nome della Repubblica, nessuno, men che meno un ministro, può permettersi di offendere il sentimento nazionaledi cui anche l'inno fa parte". Poi rivolgendosi direttamente a Bossi si è detto "sicuro che l'onorevole di cui tutti, seppure in momenti diversi, abbiamo apprezzato la passione e l'intelligenza politica, saprà trovare nelle prossime ore l'occasione per precisare il suo pensiero".
Intanto, da parte della maggioranza, si cerca di rattoppare l'antipatica situazione con il solito giochino delle tre carte, affidando a tavolino due interventi ad hoc: uno a Bocchino, di attacco al comportamento di Bossi, e l'altro a Cicchitto che smorzasse tale attacco, assicurando al "senatur" che il Pdl "confema l'alleanza politica con la Lega".
E così torniamo alle solite pantomime, che servono solo a dimostrare che si torna a "cantare" sulle note della più famosa opera di Leoncavallo.
E non più su quelle dell'inno "Fratelli d'Italia".

Fra' Galdino

domenica 20 luglio 2008

Don Raffaele e Don Michele a confronto.



C'era una volta, a Barcellona, un signore di nome Michele. Faceva il regista, e pur avendo la stoffa per potersi affermare in campo nazionale non volle mai allontanarsi dalla sua città: perchè si sentiva legato alla sua terra d'origine ed anche ai suoi interessi di proprietario terriero. Il suo cognome, è superfluo ricordarlo, perchè tutti avranno capito che sto parlando di Michele Stylo, un liberale tutto sui generis che non disdegnava difendere l'era borbonica: o meglio un borbonico sui generis che non rinunciava a "fare" il liberale, anzi il capo dei liberali dei suoi ultimi tempi. Lui capiva una cosa sola: che la vera libertà si attinge nell'Arte e che nessuna costrizione deve impedire il progresso dell'Arte.
Per questo, per esempio, dalla sua radio Barcellona, reclamò sempre la rinascita del Teatro Mandanici, e costantemente osteggiò la presenza dei pseudoportici costruiti sul "sacro suolo" di quel teatro distrutto, per violentare qualsiasi nostalgia di ripristino. Libertà quindi d'espressione fino alla massima conseguenza. E non ebbe remore neppure quando sentì il bisogno di esprimere il proprio pensiero polemico in una lettera aperta ad un magistrato. Perchè lui era fatto così: quello che sentiva di dovere dire non era capace di tenerselo dentro. Non credeva all'unità d'Italia, perchè era convinto che non era nata per libera scelta di un popolo desideroso di compattarsi. E sicuramente fu più spontaneo - perchè meno politicizzato - di don Raffaele, il nostro nuovo governatore che, guarda caso, proprio in questi giorni, ha affermato che non si sente di festeggiare l'unità d'Italia, allorché sarà commemorato il suo 150° anniversario.
E sappiamo perchè Lombardo si esprime così: perché l'unificazione sarebbe stata la causa del peggioramento delle condizioni del Mezzogiorno e del conseguente squilibrio tra Nord e Sud. Infatti, dice Raffaele Lombardo, "nessuno può negare che gli eredi degli emigranti pre-unità parlano il veneto, il friulano, il piemontese; mentre gli eredi degli emigranti post unità e di dopo le due guerre mondiali parlano pugliese, calabrese, siciliano..."
Il che significherebbe - secondo il capo dell'Mpa - che l'Unità e le due grandi guerre avrebbero immiserito il Meridione, tanto da indurre i suoi figli a cercare pane in terra straniera.
E' probabile che un fondo di verità storica ci sia...
Tuttavia - forzata o no - l'Unità ormai c'è e disfarla sarebbe un gravissimo errore.
E il discorso vale per gli autonomisti del sud e i per secessionisti del nord, i quali non dovrebbero dimenticare che, se ancora non si è riusciti a fare gli Italiani, la responsabilità è di tutti, ed in modo particolare dei politici che, da dovunque provengano, una volta conquistata una poltrona, si dimenticano della propria origine e del proprio elettorato.

Francesco Cilona

venerdì 18 luglio 2008

Ci sara' la bacchetta magica per una provincia cenerentola?



Finalmente la Provincia Regionale può considerarsi in condizione di rimettersi in moto: se di moto s’è trattato durante la passata amministrazione retta dal presidente Leonardi e non d’immobilismo.

La nuova Giunta, dopo i mal di pancia provocati dal malcontento di un paio di partners del Pdl, alla fine calmati con pazienza dal nuovo presidente Nanni Ricevuto, è ormai formata e, se ne ha la stoffa, potrà cucire il nuovo abito – speriamo non troppo stretto – per questa nostra cenerentola, che da capo Peloro si estende sui due mari più belli della Sicilia, in attesa che fata Morgana glielo faccia indossare per farla incontrare col principe azzurro.

Fuor di metafora, c’è davvero chi si aspetta la tanto promessa bacchetta magica per fare incontrare questa nostra derelitta provincia con quel principe azzurro che si chiama Turismo, con l’iniziale maiuscola. Utopie? Può darsi, specie se si parla di ponte sullo stretto e non delle altre strutture realmente impellenti.

Ma torniamo coi piedi per terra, e registriamo qual è in definitiva la composizione della nuova Giunta provinciale.

Eccola:Amedeo Pio, Bisognano Michele, Bruno Daniela, Catalfamo Rosario, Cusumano Maria Rosaria, D’Agostino Mario, Di Bartolo Giuseppe, Fichera Renato, Martelli Giuseppe, Monea Lino, Perrone Mariella, Petrella Piero, Terranova Antonino, Ventimiglia Rosario.

Il rapporto in Giunta, tra maschi e femmine, è di 11 a 3, abbastanza sbilanciato anche se una delle donne – la dottoressa Bruno – fruirà dell’incarico prestigioso di vicepresidente.

giovedì 17 luglio 2008

SCIUPIO D'ENERGIA PUBBLICA=CI COSTA 100 EURO A PERSONA, PICCINI COMPRESI


Perchè tanto sciupio di energia elettrica, in una città come la nostra che per potere sopravvivere è costretta a misurare al centesimo le entrate e le uscite di bilancio?
Secondo quanto ricavato da una ricerca del Centro Studi Regionale dei Democratici Riformisti Federalisti, s’è consumata nell’ambito del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, per illuminazione pubblica e carico di impianti motori, energia elettrica per una spesa di quasi quattro milioni di euro. Praticamente circa cento euro per ogni abitante della città del Longano. Sulla base di tali elementi, messi in luce nel corso di un convegno tenuto a Barcellona, i D.R.F. hanno indirizzato una lettera aperta al sindaco Nania, per sollecitare un incontro pubblico con
l’Amministrazione Comunale, in cui trattare sulle possibilità di ottenere un risparmio energetico e nel contempo un miglioramento delle condizioni ecologiche, mediante il ricorso alla produzione alternativa d’energia elettrica. Cosa resa possibile da programmati interventi di sostegno,a favore di chi si adopera a ridurre l’inquinamento mediante l’utilizzo di impianti fotovoltaici. Da valutare attentamente. E’ chiaro che, accanto ad eventuali iniziative d’incremento della produzione d’energia alternativa, va considerata anche la necessità di provvedere, sin da subito, ad una accurata manutenzione degli strumenti elettrici e motori in abbondante uso nella città e alla eliminazione di sprechi: fontana di via Roma, condizionatori d’aria malfunzionanti o superflui, periodica messa a punto dei motori di sollevamento idrico dell’acquedotto cittadino, ed altro.

OLTRE TRECENTO OPERATORI ECOLOGICI SUL PIEDE DI GUERRA



Trik:- Mio carissimo Trak, non ce la faccio più, ti giuro, non ce la faccio più!
Trak:-Amico mio, che cosa t'è successo, per essere così avvilito?
Trik: - Ho finito di pagare da poco la bolletta della spazzatura e già me ne è arrivata un'altra da pagare.
Trak:- Ed è quella del quadrimestre successivo. Anche a me è arrivata e il pagamento scade il 4 agosto, neppure il tempo di dire Ah, che subito ti subissano di scadenze...
Trik:- Già, è un gioco al massacro. Dovrebbe scadere la fine di agosto e ti viene anticipata all'inizio del mese! Ma si rendono conto che si stenta a coprire il mese per mantenere una famiglia, e loro ci ciurlano chiedendoci un'anticipazione così pesante.
Trak:- E' il caso di dire che prendono avanti per non restare indietro. Ma lo sanno che un poveraccio come me, che onestamente gli ha pagato tutti i quadrimestri, per riscuotere la pensione deve attendere il 16 del mese?
Trik:- A proposito di ciò, devi sapere che io, qualche mese fa, preoccupato dal fatto che il lavoro mi viene pagato diversi giorni dopo la scadenza delle bollette, telefonai all'ufficio di Barcellona per suggerire di tenere conto di inconvenienti del genere, per consentire che il pagamento avvenga senza ritardo...
Trak:- E ti ha risposto qualcuno?
Trik:- Si, e in modo assai gentile..
Trak:- E che cosa ti ha detto?
Trik:- Non si preoccupi, m'ha detto, per un po' di ritardo. Importante è che la paghi...
Trak:- Eh, già, dovrebbe essere così, visto che molti non intendono pagarla affatto, per protesta verso l'esosità delle fatture e la carenza del servizio reso.
Trik:- Non tocchiamo questo tasto del servizio mal reso. Ma lo sai che, fra qualche giorno, anche questo peggiorerà? I dipendenti della Gesenu, che come saprai è la società alla quale l'ATO affida il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, sono sul piede di guerra, perchè chiedono il pagamento di due mensilità arretrate. I sindacati si sono riuniti e minacciano lo sciopero: quindi rischiamo che la mondezza si accumuli non solo a Barcellona, ma anche in tutti i 38 comuni dell'ATO ME2.
Trak:- Faremo la fine di Napoli?!?
Trik:- E ti pare di no? Ma ora, non ci sarà nessun premier che verrà a tenere consiglio dei ministri a Barcellona, per ammannirci l'ormai storica sceneggiata napoletana. Qui neppure un governatore di regione, e memmeno un presidente di provincia, per quanto satolli dei nostri voti, ci degnerebbe d'una visita.

mercoledì 16 luglio 2008

LA "INSOLITA" STORIA DELL'UFFICIO POSTALE DI VIA ROMA



E' davvero disumano quanto accade, ogni giorno, nell'ufficio postale di via Roma, dove si convoglia oltre la metà degli utenti barcellonesi, cui si aggiungono in questo periodo turisti e villeggianti. In una sala d'attesa inadeguata, sin dalle otto del mattino accalcata di gente, in gran parte persone anziane, un numero insufficiente di "portellisti" è costretto ad operare in condizioni a dir poco massacranti. Nonostante l'ausilio di attrezzature tecnologicamente aggiornate, il personale ogni giorno deve fare fronte ad una fitta catena di operazioni, in un'atmosfera surriscaldata, sia per la inevitabile confusione creata dall'affollamento, sia per la carenza di climatizzazione ambientale. Abbiamo dovuto notare operatrici stanche e accaldate, costrette a ventilarsi con una cartolina, e anziani pensionati aspettare fino a due ore e mezza il proprio turno, standosene in piedi, per consentire al gentil sesso - anch'esso in età avanzata - di trovare un posto a sedere durante la lunga tediosa attesa. Questo avviene nella sede più centrale e grande (guarda un po' che eufemismo!) delle pochissime agenzie postali della seconda città della provincia di Messina, che - caso strano - si chiama Barcellona Pozzo di Gotto.

martedì 15 luglio 2008

EURO CIUCHINI E SELVAGGINA: TUTTO FA BRODO IN QUESTA NUOVA TANGENTOPOLI


C'è chi non si contenta neppure del troppo e c'è chi si contenta di poco. A fronte del blitz che ha portato in carcere per presunte tangenti milionarie sulla sanità pubblica un'intera compagine politico amminstrativa in Abruzzo, con nomi incredibilmente di spicco, un'altra operazione di polizia, quasi in contemporanea, ha determinato gli arresti di un giudice di pace, stavolta in Sicilia, per essersi fatto "corrompere", nell'espletamento dei suoi compiti d'ufficio. In cambio di favori di carattere giudiziario, s'era contentato del regalo di un'asinella, di alcune balle di fieno e di altre regalie a base di selvaggina. Il fieno evidentemente serviva per nudrire la ciuchina, mentre la selvaggina per bandire la sua mensa. Comunqe tutta roba strettamente ecologico-rusticana, non paragonabile alle pesanti splendide mazzette trafilate in terra abruzzese.

LA SANITA' TRUFFATA CHE MARCISCE? E' SOLTANTO UN TEOREMA: UN PO' COME TANGENTOPOLI.



Ieri, la Finanza, dopo una lunga indagine sulla sanità abruzzese, ha fatto una retata, decapitando l'amministrazione regionale, con numerosi arresti cui non è scampato neppure l'insospettabilissimo Governatore Ottaviano Del Turco.
Trattandosi di un'amministrazione di centro-sinistra, i giornalisti hanno intervistato Berlusconi, per registrare la sua reazione, convinti che il premier avrebbe colto la palla al balzo per sottolineare che il malgoverno è tutta roba di sinistra.
E invece niente di tutto questo, perché bisogna rendersi conto che, almeno per ora, il vero nemico del cavaliere non è l'avversario politico - in particolare il Pd o il Cdu - ma la magistratura, quella "casta" cioè che, secondo i suoi reconditi timori, lo perseguita e lo perseguiterà finché non sarà riuscita a fargli la festa. Cosicchè la sua risposta ai giornalisti - per i più inattesa - ha ignorato il colore della retata, per sottolineare che - come sempre e quindi pure in tutti i suoi casi giudiziari - il clamoroso arresto di ieri non è stato altro che l'ennesimo teorema della magistratura. Che ovviamente stavolta ha evitato di definire "rossa".
Che cosa intenda per teorema, il signore d'Arcore, ormai è assodato: una costruzione di accuse su misura da parte di magistrati ambiziosi di mettersi in evidenza e, quindi, strumentalmente giustizialisti. Gente da aborrire e da temere. Un po' come l'ex pm Tonino Di Pietro, ora odiatissimo suo avversario politico.
Comunque si metta la cosa, il mugnaio trova sempre il modo per tirare l'acqua al suo mulino.

Fra' Galdino

domenica 13 luglio 2008

UNA "VASCA" E UNA "CODA" DA ELIMINARE


Ieri, passando per piazza Duomo, ho notato che era stata transennata la vasca centrale, che tanto antipatica m'è stata sin dal primo istante della sua collocazione, da paragonarla ad un rustico beviere. Di primo acchito, avendo tra l'altro notato che accanto c'era in sosta un grosso furgone, mi sono augurato che finalmente il sindaco Candeloro Nania avesse mantenuto la promessa - quasi un giuramento - fatta quando prese per la prima volta dominio nel palazzo di città: che cioè avrebbe portato in piazza una ruspa per togliere di mezzo quello sconcio di pseudovasca, che tra l'altro era stata voluta, progettata e coccolata dal suo predecessore, Francesco Speciale. E'bastata però una briciola in più di attenzione, perchè l'illusione che ciò avvenisse si trasformasse in delusione. L'abominevole vasca era, sì, circondata da transenne, ma non perchè pericolante o destinata ad essere demolita, al pari dei balconi del cadente palazzo Nicolaci (vedi notizia di ieri), bensì perchè nel suo seno, ovviamente prosciugato, era stata improvvisata una impalcatura in legno per sostenere alcune attrezzature tecniche necessarie per il festino in piazza, programmato per tre giorni, a sollazzar la gente. Niente quindi ruspa, ma soltanto festa, una delle tre famose effe che caratterizzarono il rapporto dei Borboni con la gente delle Due Sicilie. Festa, Farina, Forca. La Festa è stata assicurata anche adesso che i borboni sono relegati nei libri di storia. La Farina, a causa dell'improvviso esagerato aumento del prezzo, invece è certo che non sarà garantita. Mentre per la Forca...Beh, non resta che contentarsi, per ora, della finora persistente forca caudina, che stretta com'è, continua ad essere l'obbligato passaggio che unisce piazza Stazione vecchia con la via Umberto primo: una strettoia che è un continuo rischio, una specie di "cuda vurpi", veramente umiliante per chi vanta di avere rinnovato 150 strade a Barcellona. Fra' Galdino

sabato 12 luglio 2008

RICEVUTO FA LA PRIMA MOSSA


Il nuovo presidente della provincia regionale, Nanni Ricevuto, stanco delle liti tra alleati per la distribuzione delle poltrone, pare che oggi abbia deciso di rompere ogni indugio.
Secondo indiscrezioni attendibili, avrebbe già scelto i nomi di dieci assessori (tanto per cominciare, otto facenti parte dello schieramento pdl, un tecnico e, per vice presidente, una donna: Daniela Bruno), lasciando in sospeso la designazione dei restanti cinque da dividere tra MPA e UDC: numero, questo, ritenuto non rispondente ai patti, dai responsabili dei due alleati, e pertanto non condivisibile. Tra i dieci papabili, 5 dei quali assicurati ad An e 3 a Forza Italia, ci sarebbe il nome di un medico barcellonese, già facente parte del precedente consiglio provinciale: il dottor Sarino Catalfamo, dermatologo. La decisione di Ricevuto intesa a dare una scossa alla stagnante contrattazione tra alleati, potrebbe avere tuttavia strascichi pesanti, determinati dall'accresciuto malcontento di MPA e UDC.
Secondo le voci i nomi scelti, oltre ai due già indicati, sarebbero i seguenti: Pio Amadeo (assessore uscente) Rosario Ventimiglia (presidente uscente del consiglio comunale di San Salvatore di Fitalia), Renato Fichera (ex vicesindaco di Letojanni), Maria Rosaria Cusumano ( presidente del consiglio comunale di Milazzo), Giuseppe Martelli (consigliere provinciale uscente), Giuseppe Di Bartolo, Michele Bisignano (presidente dei Circoli della Libertà), Lino Monea (presidente uscente del consiglio provinciale).

L'IPAB CONTINUA A SFASCIARSI Ancora un crollo in uno dei palazzi della "Fondazione Nicolaci-Bonomo''



L'Ipab di Barcellona cade a pezzi.
Stamattina, con grande rischio per l'incolumità dei cittadini, è crollato un pezzo di uno dei balconi del palazzo Nicolaci di via Garibaldi facente parte del patrimonio della Fondazione-Nicolaci-Bonomo: la tanto discussa ed abbandonata Ipab di Barcellona Pozzo di Gotto. Il crollo è avvenuto proprio sopra l'ingresso dell'Unione Operaia ed è stato un caso che le macerie non abbiano colpito qualcuno dei soci o dei passanti che percorrono il sottostante marciapiede.
Un signore, che in quel momento si trovava in una bottega di fronte, ha raccontato che qualche minuto prima aveva visto due ragazzi passare di là, proprio davanti alla porta dell'Unione Operaia.
Evidentemente s'è trattato d'un colpo di fortuna, se non sono finiti in ospedale.
Per evitare danni alle persone, il tratto di marciapiede è stato transennato in attesa che qualcuno chiedesse l'intervento dei vigili del fuoco di Milazzo. I quali sono stati puntuali, anche se hanno dovuto perdere del tempo per districarsi nel traffico, prima di giungere sul posto. Dove purtroppo per rendersi conto della proprietà dell'edificio hanno cercato d'informarsi con gli astanti, visto che in tutta la zona non c'era l'ombra di un solo vigile urbano, che forse avrebbe potuto spiegare: che si tratta di proprietà di un'opera pia; che la Regione ha provato inutilmente di affidarla all'amministrazione del Comune; che il consiglio d'amministrazione dell'ente (IPAB) era scaduto lo scorso inverno e che, col nuovo anno, a febbraio , la Regione aveva provveduto all'invio d'un commissario straordinario.
Che, naturalmente, sarebbe stato difficile reperire.
Come si può capire, questa è la storia d'un grosso ente di beneficenza che non riesce a baneficare neppure sè stesso, e che per indolenza e pusillanimità continua a perdere pezzi.
E lo farà fino a quando non ci sarà qualcuno pronto a mettere all'asta un patrimonio lasciato per fruttare e fare del bene ai bisognosi e non per essere sfruttato da chicchesia.

venerdì 11 luglio 2008

PILLOLE DI SAGGEZZA



Il ministro Alfano loda il lodo Alfano, perchè - a suo giudizio - consentirà a Berlusconi di esplicare il diritto di governare senza che la magistratura gli rompa le uova nel paniere.

D'Alema non loda il lodo Alfano perchè - a suo giudizio - consentirà a Berlusconi di sfuggire al dovere di farsi giudicare dalla magistratura che lo deve processare.

Tutta qui la differenza tra destra e sinistra: una semplice questione di diritto e dovere.

DE LUCA E' IL NUOVO PROCURATORE DI BARCELLONA


Il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha il suo nuovo procuratore della Repubblica.
Proprio ieri è stato nominato a maggioranza, dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, Salvatore De Luca, ultimamente sostituto procuratore generale a Caltanissetta.
Magistrato da 25 anni, adesso De Luca può considerarsi uno tra i procuratori più giovani d'Italia.
Nato a Palermo 49 anni fa, ha iniziato la carriera nella sua città, dov'è stato sostituto, prima alla Procura circondariale e successivamente presso il Tribunale e alla Dda.
Si è occupato di delicate inchieste sulla sanità e su intrecci con la criminalità organizzata.
Il Csm lo ha nominato con 16 voti, contro 7 andati all'altro candidato, Pino Siciliano, attuale procuratore aggiunto al Tribunale di Messina. Hanno votato per il nuovo procuratore di Barcellona i componenti di Magistratura democratica, di Magistratura indipendente e i laici di centrodestra e centrosinistra.
Siciliano è stato appoggiato da Unicost.

giovedì 10 luglio 2008

......................UN FASCIO DI VERGHE O UN PAIO DI CORNA............. ..................Scelga il buonsenso e non il pervicace autolesionismo


Non è la prima volta che mi capita di dovere ricordare una storiella che, tanti anni fa, si raccontava nei libri scolastici del regime, per esaltare la potenza dell'unione delle forze, simboleggiata allora dal fascio: quella del vecchio genitore che, assistendo ai continui litigi tra i suoi dieci figli, per dimostrare loro che, non il litigio ma l'unione è in grado di fare la forza, si fece portare delle verghe di betulla e invitò i giovani a provare a spezzarle prima singolarmente e, successivamente, unite in fascio.
Ovviamente fu loro facile la prima operazione, mentre fu impossibile attuare l'altro tentativo.
"Parabola significa, tarantola ballerina", il che vuol dire, in parole povere, che sta avvenendo, in Italia, sulla sponda di sinistra, tutto al contrario del savio insegnamento del vecchio padre, e non per il semplice gusto di contraddire il contenuto di una parabola utilizzata dal Regime, bensì per la stoltezza di quanti caparbiamente pensano di potere contrastare, lacerandosi, lo strisciante ingresso d'una nuova dittatura.
Per nulla memori degli errori d'un passato non tanto lontano, d'aventiniana memoria.
Ai Di Pietro, ai Veltroni-Dalema-Bindi-etc., ai Casini, ai cosiddetti radicali di sinistra, ancorché assenti in Parlamento, agli stessi arrabbiati satirici, se, a dissuaderli dalla pervicacia del loro comportamento, non ci riesce la storiella del fascio, quale altra storiella possiamo proporre?
Quella del marito che, per punire la propria compagna che l'aveva cornificato, si tagliò gli attributi?
Stiano attenti
taluni a non dare troppa importanza alle peste e corna gettate nella mischia da Grillo e dalla Guzzanti, e talun'altri badino bene a non difendere (per partito preso o per l'illusione di crescere) quelle stesse diaboliche protuberanze. Perchè, esse, proprio esse, sono l'amuleto che porta maggior fortuna al già fortunatissimo cavaliere.

fra' Galdino

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