A farsi sentire, con crescente frequenza, è oggi il fenomeno della microcriminalità: chiamata "micro" forse soltanto perchè sono piuttosto giovani i suoi protagonisti in negativo, ma non certamente per la pericolosità ed il danno che essa in effetti comporta.
Adesso capita il caso che si vada a scuola, non più per imparare a leggere, a scrivere e a fare i conti, ma per esercitarsi nell'arte della rapina. Ma ce lo chiediamo chi ha indotto quei ragazzi in quest'iter delinquenziale? Non sarà sata l'assoluta mancanza di prevenzione?
Si assiste ad atti, persino filmati e diffusi via internet, compiuti da qualche piccolo branco di studenti in trasferta a danno di loro coetanei, rei soltanto di non essere concittadini. Ma poco o nulla si sta facendo per dare una lezione a tali irruenti attori e far loro comprendere che, sporcando la loro immagine, contribuiscono ad imbrattare ancora di più quella della propria città. Probabilmente si crede che basti, ogni tanto, un convegno moralista di massa, a cui invitare intere scolaresche, per incidere sul comportamento individuale. Ma non basta. Se vogliamo aiutare questi nostri ragazzi a crescere in maniera dignitosa, per prima cosa dobbiamo capire che i primi a dare loro una mano dobbiamo essere noi - genitori, maestri, professori, istruttori sportivi - con il nostro comporamento in armonia con i doveri della famiglia, della scuola, della società, supportati dalla corretta gestione della vita pubblica e dal contributo efficace della Giustizia, in tutti i campi. Finchè regnerà il lassismo, in ogni settore del nostro convivere, emergeranno sempre la prepotenza, il fanculismo, il deviante opportunismo, che potrebbero fare sfociare, addirittura, la micro nella macrocriminalità.




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