FOTO: DON BOSCO E I SUOI RAGAZZI
Carissimi ragazzi, sento il bisogno ed il dovere di parlarvi a quattrocchi.
E comincio, questo mio dire, appunto dandovi l'appellativo di "carissimi", perchè sempre tali vi ho considerato nei numerosi anni di scuola in cui quelli della vostra età sono stati affidati alla mia missione di maestro.
Voi, come me, avrete letto o sentito parlare di ciò che sta accadendo in questa nostra Italia, che per carenza di ideali sembra essere rimasta senza più punti di riferimento.
Un po' come una nave in gran tempesta che, abbandonata ai flutti impetuosi, debba procedere a vista senza più una bussola, senza all'orizzonte la luce d'un faro liberatorio. O peggio ancora, come una nave tra i marosi, sulla quale i marinai che dovrebbero reggerne la furia e condurla in porto ballano, cantano, sotto l'effetto di droghe ed alcol, e per divertirsi persino si stuprano.
E' questa l'immagine che si deve dare a questa nostra Patria, resa dal lassismo peggiore della stessa terra che un giorno il grande illustre suo figliolo definì: serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello?
A questo punto siamo giunti, cari ragazzi, ora che ci sentiamo esortati dal Ministro ad essere cattivi con gli immigrati clandestini, perchè essere buoni con loro è nocivo per noi ?
Siamo già al capolinea, o ci sarà ancora di peggio, dopo che un branco di giovani, spinti dall'effetto di sostanze stupefacenti ed esilaranti, ma anche crucciati dalla noia inculcatasi nel loro animo, vuoto di valori umani, hanno dato fuoco ad un povero ragazzo che, non avendo neppure un letto su cui giacere, dormiva all'addiaccio su una panchina?
Un'aggressione insensata che diventa mostruosamente inumana quando viene festosamente raccontata attraverso gli sms dei cellulari, come atto glorioso.
Ma sì, queste sono teste veramente gloriose! Ora che si vantano della loro insulsa inumanità.
Come voremmo che non succedessero cose terribili, come quella dello stupro collettivo a danno della fidanzata di un ragazzo, che dopo essere malmenato viene chiuso nel bagagliaio della sua macchina!
Come vorremmo che giovani della vostra età, spesso anche benvoluti e coccolati dai genitori, non aggredissero i loro coetani più deboli e isolati per rapinarli di oggetti, che poi in fondo non sono il vero obiettivo di quell'aggresione!
Ma perché avviene tutto questo?
Si sono spesi fiumi di parole, mari d'inchiostro, si sono sentite sentenze di GURU che hanno fatto credere di sviscerare un'intera problematica, si sono rivolte accuse terribili alla Scuola, alla Famiglia, allo Stato, alla televisione, alle discoteche, alla droga, alla malavita.
Tutto s'è detto. E si può dire che tutti questi soggetti abbiano la propria parte di responsabilità.
Si sono insomma individuate le cause, ma non s'è riuscito mai a far alcunché per rimuoverle. Fra tutti, in frangenti del genere, ci si aspetterebbe che la Pietas Evangelica ingranasse per prima la propria marcia e sentisse il bisogno di svolgere la propria Missione in mezzo a questa società alla deriva e che lo facesse con lo stesso spirito dei missionari che partono per il terzo mondo, con lo stesso spirito di carità di quel don Bosco, cui piangeva il cuore alla vista di giovanissimi abbandonati in mezzo alla strada, in una società opulenta e indifferente.
E ch'è? E' finita la carità che spingeva il buon don Giovannino a riscaldare la pancia dei suoi poveri con la castagne bollite?
"Adesso, ci vuole ben altro che le ballotte, diranno i nostri preti attuali, il mondo corre verso il baratro, e noi siamo rimasti in pochi."
Ed è quindi, secondo lor signori, sufficiente chiudersi nelle sacrestie per mettere a posto la propria coscienza impartendo lezioni di catechismo.
La catechesi va bene, ma prima bisogna scendere nella strada e raccogliere, come faceva il padrone della vigna, quanti hanno bisogno dell'Amore del Padre, accogliendo anche gli ultimi arrivati, tutti con la stessa premurosa cura.
Le lunghe prediche in Chiesa, che spesso addormentano fisicamente e spiritualmente, sono più o meno paragonabili ai vistosi parati e agli altri orpelli che sicuramente nulla dicono della povertà del Cristo e della povertà di molte anime, che del Cristo hanno bisogno.
Francesco