ROBERTO MOLINO
“Il consiglio comunale di Barcellona boccheggia. Non ce la fa a sostenere una nuova amministrazione e tuttavia gli mancano i numeri per decidere un dignitoso autoscioglimento, prima che decada per inadempienza. E così si avvia, impotente, verso un commissariamento imposto d’autorità”. Potrebbe sembrare un fatto d’attualità, a chi ha ancora in mente che appena sei mesi fa , in città, si parlava tanto di scioglimento forzato del consesso cittadino.
Ma non è così, perché quelle prime righe opportunamente virgolettate appartengono alla cronaca politica locale di quattordici anni fa.
L’ho estrapolate da un mio articolo del 7 ottobre 1993, quando la storia di Barcellona cominciò la sua prima grande penosa svolta che mise fine alla quarantennale era santalchiana, per imboccarne un’altra che sarebbe dovuta essere di rinnovamento e che, poi, si è rivelata un’avventura che ha tutto cambiato per nulla cambiare. Sembrava che ci fosse già pronto l’uomo nuovo, da sostituire ai sindaci di carta che negli ultimi due decenni avevano rappresentato a Palazzo Longano il senatore, ma fu soltanto una comparsa, di vita molto breve: di non oltre 100 giorni.
Ma andiamo con ordine, visto che mi piace ricordare quanto succedeva allora a Palazzo Longano.
Prima fase:
“Questa nuova iniziativa coglie di sorpresa quanti si erano opposti all’ipotesi di autoscioglimento, sol perché era stata avanzata da Santalco e suscita reazioni, che rischiano di determinare un irrazionale capovolgimento di fronte”.
Si entra nella seconda fase:Il consigliere dc Roberto Molino, che nelle passate settimane aveva mostrato interesse per il “progetto-diga” contro l’autoscioglimento , adesso esprime il suo dissenso alla nuova apertura del suo partito, sostenendo che “gli organi presenti in consiglio hanno già dimostrato la loro incapacità a trovare soluzioni produttive per la città. Il loro lavoro si è limitato a mere enunciazioni di principio mai seguiti da fatti concreti. Essi dunque sono delegittimati, in questo momento, a prospettare ipotesi di governo per Barcellona”..
In questa incongruente atmosfera, s’inserisce il microgruppo del Msi, da sempre emarginato a Palazzo Longano, coglie la palla in balzo per lanciare un proprio comunicato, in cui si esprime la convinzione che "i sei mesi che separano dalla conclusione della legislatura non consentono però ad alcuno di fornire risposte plausibili alle questioni che attanagliano la città”.
Forse senza volerlo, i futuri Aennini danno spazio ad una nascente meteora: la cui durata non supererà i cento giorni.
Ragazzi, questa, per noi barcellonesi, è ormai “storia” e chissà se, piano piano, non continueremo a raccontarla.
Francesco Cilona
