sabato 31 luglio 2010

IL SINDACO CANDELORO NANIA RIBATTE CON UN COMUNICATO STAMPA ALLA NOTIZIA RIGUARDANTE GLI AVVISI DI GARANZIA SUL MANDANICI



La notizia apparsa sulla stampa relativa agli avvisi di garanzia inviati dal Tribunale al sindaco di Barcellona e ad altri personaggi presunti responsabili di vicende relative all'aggiudicazione dei lavori per il completamento del nuovo teatro da decicare a Placido Mandanici, ha suscitato immediata reazione da parte del prmo cittadino di Barcellona Pozzo di Gotto.
Candeloro Nania, senza indugiare, ha emesso un comunicato stampa che - anche se casualmente raccolto nel web - ci sembra utile riportare, al fine di fare conoscere anche ai nostri amici lo stato d'animo e la linea di difesa di colui che regge le sorti della nostra città, di fronte ad un evento che interessa, oltre la sua serenità personale, la tranquillità dell'intera comunità.

ECCOLO:

"Pur rimandando al prosieguo ogni più puntuale considerazione in merito alle assurde accuse mosse nei miei confronti dall’ex Pm titolare delle indagini sull’aggiudicazione dei lavori del nuovo Teatro Mandanici, e senza volermi addentrare per ora più di tanto nel merito della vicenda (mi prometto infatti di farlo solo dopo un’attenta disamina degli atti insieme ai miei difensori), desidero esprimere il mio indignato sconcerto per l’inopinato approdo investigativo. E’ un mio dovere, prima ancora che un diritto. Perché al di là della mia privata onorabilità di uomo, cittadino e padre, è in gioco l’onorabilità dell’Amministrazione che rappresento e, quindi, della mia amata Città. Ebbene: sappiano anzitutto i miei concittadini che tutte le accuse mossemi sono, semplicemente, destituite di qualunque fondamento, giacché l’operato dello scrivente, nella vicenda dei lavori del Teatro Mandanici come d’altronde in ogni altra vicenda amministrativa, è stato improntato al più cristallino e rigoroso rispetto delle leggi. Non si dimentichi che chi scrive, lo rivendica con orgoglio, è il primo Sindaco della Città che ha dimostrato negli anni con azioni concrete e continue (penso soprattutto ai “protocolli di legalità” siglati con la Prefettura) il proprio impegno nella lotta alla malaffare ed alla criminalità e nel rispetto delle principio pieno e sostanziale di legalità. Quindi non tacerò. Ed anzi, nel difendere con forza ed orgoglio l’operato dell’Amministrazione e l’onorabilità della mia Città, vigilerò pure attentamente su qualunque tentativo di discredito che sia stato eventualmente ordito e messo in atto da chiunque, tanto più se portatore di personali e poco chiari interessi. Ed ecco perché, quindi, nell’auspicare che quel lavoro di vaglio critico delle fonti di accusa che è prerogativa della Magistratura sia condotto con il massimo rigore, assicuro i miei cittadini che personalmente non tralascerò di esercitare ogni legittima azione, in qualunque sede istituzionale, che apparirà idonea alla miglior tutela delle mie ragioni e della verità storica dei fatti, perseguendo legalmente che, vuoi per interesse personale, vuoi per irresponsabile superficialità, quella verità voglia invece nascondere o tentare di sovvertire o spiegare ai propri calcoli di bottega".


Comunicato Stampa

Sindaco Dott.re Candeloro Nania

BERLUSCONI ROMPE CON FINI



CHI ROMPE PAGA E I COCCI SONO....DELL'ITALIA

La rottura è avvenuta: l'avrebbe decretata Berlusconi -almeno così egli afferma - anche se a provocarla intenzionalmente è stato in effetti Gianfranco Fini.
Il cavaliere sostiene che adesso, finalmente, si sente risollevato, ma lo sarebbe stato di più se fosse riuscito a "sollevare" l'ex alleato dall'importante incarico di Presidente della Camera.
Alla cui intenzione Fini ha risposto picche: perché resta al suo posto, convinto di avere il compito di vigilare sulla Camera e non di dovere badare agli interessi del partito che l'ha eeletto.
Intanto, lo "strappo" con Berlusconi non ha sortito gli effetti pronosticati da costui, visto che, tra i deputati, Gianfranco Fini può contare di un gruppo (Futuro e Libertà) più consistente di quello sparuto, preconizzato dal cavaliere, la cui sicumera - "Abbiamo i numeri per andare avanti" - potrebbe vacillarre di fronte a quel 33 che, se stavolta non rappresenta gli anni di Cristo, tuttavia costituisce un buon gruzzolo di deputati da utilizzare nei momenti più opportuni per mettere alle corde il padrone delle ferriere.
Tanti, e forse di più in seguito.
Quanto basta per rendere la maggioranza dei berluscones in sostanza sempre più incerta, che resta - come scrive la Repubblica - "
in sostanza 'appesa' al voto potenzialmente decisivo delle truppe finiane. Una situazione complessa, in cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, pur ribadendo la sua estraneità alle discussioni e decisioni interne ai partiti, non ha mancato di sottolineare, con una certa preoccupazione, la necessità di salvaguardare la continuità della vita istituzionale, nell'interesse generale del Paese".

fra' Galdino

CLICCA::::> Se Fini piange, Berlusconi ha poco da ridere
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venerdì 30 luglio 2010

Teatro Mandanici, 6 avvisi di garanzia Notificati a sindaco, tecnici e componenti di commissione.

Deve essere nata sotto cattiva stella, la struttura del teatro che si dovrebbe dedicare al musicista barcellonese Placido Mandanici.
Dopo decenni dall'incendio che distrusse l'originario teatro Mandanici, ed altri lustri trascorsi dall'inizio della costruzione di un nuovo edificio che, in altro posto, dovrebbe sostituirlo, alle continue complicazioni derivanti a volte dalla mancanza di fondi, altre volte per remore burocratiche e/o per interruzioni legali, adesso una nuova mazzata s'aggiunge abbattendosi sul destino di questo sfortunato teatro, il cui stato d'abbandono risulta pari allo stato di iella che lo perseguita.
Giungono adesso notizie, riportate dalla Gazzetta del Sud, che poco lasciano sperare sulla possibilità che il troppo atteso teatro possa liberarsi da siffatta scalogna.


CLICCA:

- Teatro Mandanici, 6 avvisi di garanzia

IL TEATRO NEL TEATRO

SEMBRA SCRITTO OGGI

CALDERA' SARA' IL CENTRO D'UN'ESTATE INTENSA


E LA VECCHIETTA DOVE LA METTO?

Anche stavolta, come già in altre occasioni, gli amici mi offrono lo spunto per un "post" che possa interessare gli avventori di barcellonablog.
Il Generale Franz, commentando il programma di Barcellona Estate, si lagna che "L'amministrazione pubblica ci toglie diritti e ci dà circenses", e così dicendo mi fa ricordare il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e la famosa frase: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi! ...
Ebbene, dall'era di Roma imperiale ad oggi, tutto è cambiato per restare in fondo come era...

Sentiamo come sono andate le cose, perché si arrivasse all'attuale tecnica del pubblico stordimento.

Traggo da Yahoo answer:
"Panem et circenses” (Pane e giochi del circo), locuzione in lingua latina, utilizzata nella Roma antica.
La frase, creata dal poeta Giovenale, descriveva perfettamente e in maniera sintetica, il modo di governare il popolo, divertendo le classi dominanti e creando una falsa fratellanza con i più poveri ed oppressi, in modo da addormentare le coscienze di questi ultimi ed evitare sentimenti di ribellione.
Successivamente, Ferdinando II di Borbone, aggiunse alla farina e alle feste, il deterrente della forca, coniando le famose tre “F”, “feste, farina e forca”, con le quali governare il popolo.
Durante il periodo borbonico infatti, a Napoli, nel corso di feste pubbliche e di distribuzioni di pane, venivano eseguite numerose impiccagioni al fine di dimostrare il potere politico e la capacità di mantenere sicurezza e legalità nel regno.
Passano i secoli, ma qualcosa del passato resta sempre.
Le feste, rappresentano ancora il sale del potere politico, con il quale addormentare le coscienze e far sentire tutti uguali, mentre la forca, sostituita con altri mezzi meno cruenti, ma non per questo meno incisivi, continua a far parte delle regole del “buon governo”. (esempio legge bavaglio).
E la farina? Quella, resta purtroppo come promessa elettorale o quando reale, mero strumento di politica clientelare. (esempio scambio elettorale).

All'amico ingegnere Peppino, che giustamente difende il sonno e la tranquillità della vecchietta di Calderà, se fossi l'organizzatore risponderei che "la vecchietta si può consolare rendendosi conto di quanto è stato fatto dall'Amministrazione per proteggerla dai marosi e dal loro fragore: Piazza delle Ancore, con la sua gradinata-bastione, la salvaguarderà dal mare in tempesta".
Se intanto, per i troppi decibel estivi, sarà diventata un po' sorda,beh, zucchero non guasta bevanda.


giovedì 29 luglio 2010

VASTO PROGRAMMA ESTIVO A BARCELLONA POZZO DI GOTTO


LA NUOVA PIAZZA DELLE ANCORA SARA'
LA MATADORA DI BARCELLONA ESTATE CINEMA

MENTRE PER IL TEATRO - IN ATTESA DEL MANDANICI - CONTINUA A FARE LA SUA DIGNITOSA PARTE L'ARENA MONTECROCE

C'E' INOLTRE MOLTA MUSICA, FORSE CON QUALCHE REMINISCENZA MANDANICIANA

Per la lettura del programma clicca sulla locandina. Ne leggerai di belle, come bello è il profilo accanto..........

I° Raduno regionale tra poesia, natura e arte “Passeggiando nei Peloritani” :

Si è svolto ieri, al Forte Puntal Ferraro, il Primo Raduno Regionale poetico-artistico del Gruppo del SeminarioVirtuale con la collaborazione del dott. Ettore Lombardo, dirigentetecnico dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali e dell’Assessorato
allo Sviluppo economico della Provincia Regionale di Messina.
Organizzato sui Monti Peloritani, e denominato “Passeggiando nei Peloritani”, oltre alla difesa dell’ambiente e del patrimonio forestale dei monti Peloritani, l'incontro mira a rinverdire l’idea antica di far incontrare arte letteraria, musicale e visiva sotto un unico obiettivo comune, per tentare di contribuire, tra tante altre iniziative siciliane e del sud Italia, al recupero della cultura storica.
Per l'occasione i vari poeti e artisti sono convenuti presso il Santuario di Dinnammare, dove il parroco Don Domenico Rossano, dopo avere officiato la S. Messa, ha fatto conoscere la storia del luogo.
Successivamente, in convivio, hanno recitato proprie poesie Antonina Balistreri; Antonino Barone; Alberto Criscenti; Giovanni Cuppari; Pasquale Ermio; Teresa Fresco; Giuseppe Gerbino; Giuseppe Li Voti; Liliana Mamo Ranzino; Gino Puglisi; Benedetto Giuseppe Russo; Santina Russo; Walter Saccà; Franca Scolari Papalia; Rosaria Triolo e Licia Velardi.
Simpatici interventi si sono avuti con brindisi e versi in rima e con imitazioni del giovane Piero Lucca.
Nel pomeriggio si è svolto il primo incontro peloritano realizzato con l’obiettivo di confrontarsi e discutere in merito alla Lingua siciliana, a cui hanno contribuito soprattutto i partecipanti al raduno Antonino Barone, Giuseppe Gerbino e Giuseppe Li Voti.
Sono inoltre intervenuti il prof. Nicola Comunale, docente all’Università di Granada; il professore Dario Nicoletti, da evidenziare per il suo valido contributo all’arte musicale e nonsolo, Aristide Casucci, il
presidente dell’Associazione culturale Messinaweb.eu Rosario Fodale.
A conclusione tutti i convenuti hanno concordato sulla necessità di studiare, ed elaborare una proposta di unificazione della Lingua siciliana, con un’unica grammatica e un unico vocabolario.
Alcuni esperti di prestigio regionale dovrebbero formare una sorta di accademia permanente della Lingua siciliana, con la funzione anche di aggiornare periodicamente le norme grammaticali e il vocabolario.
Altresì si dovrebbe necessariamente chiedere una legge regionale per ratificare il lavoro degli esperti e ordinare lo studio della nostralingua nelle scuole di tutta la Sicilia, parallelamente all’Italiano.
In concomotanza è stata allestita unamostra collettiva degli artisti siciliani: Innoccenza Alessi; Ugo Campo; Fortunata Inga; Piero Lucca; Mariella Martinez; Giampaolo Palumbo; Walter Saccà; Franca Scolari Papalia e Flavia Vizzari, in uno
degli spazi della Batteria Puntal Ferraro, che ha goduto della visita dei messinesi e di varie scolaresche cittadine.
Una targa, offerta dall’Assessorato provinciale, è stata consegnata per il dott. Ettore Lombardo con i ringraziamenti per averecon la sua operosità e professionalità arricchito le risorse naturali del luogo e per la sua collaborazione alla difesa dei beni ambientali e artistici di Messina; ringraziamenti estesi anche ai suoi validi
collaboratori. Attestati di partecipazione sono stati conferiti anche ad Annamaria Celi e Tonino Bisazza, con la collaborazione della coordinatrice Alba Terranova.
Il Gruppo del Seminario Virtuale Arte e Scienza che ha organizzato il
Raduno è coordinato provvisoriamente dagli artisti messinesi Nicola
Comunale e Flavia Vizzari, dai poeti Giuseppe La Delfa e Pasquale
Ermio, e dall’artista musicale Dario Nicoletti.
Responsabile del Seminario virtuale permanente Arte e Scienza è Flavia Vizzari

mercoledì 28 luglio 2010

FINI NON VORRA' CERTO FARE LA FINE DEI FILISTEI


Stamattina a "Prima Pagina", la rubrica di Radio Tre che, alla lettura dei giornali, fa seguire collegamenti con gli ascoltatori, uno di questi è intervenuto per chiedere al giornalista di turno che cosa pensava del comportamento di Gianfranco Fini che si starebbe soltanto adesso accorgendo delle storture in seno al Pdl, dopo avere partecipato attivamente al varo di provvedimenti voluti da Berlusconi.
Il giornalista, che è collaboratore del Giornale diretto da Feltri, ha cercato di dare una risposta che, salvando capra e cavoli, ha finito col non dire niente di speciale, tranne che Fini è un abile uomo politico e che presumibilmente abbia un suo piano da attuare.

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Intanto gli accusatori del presidente della Camera sono di due specie: quelli che gli rinfacciano di approfittare spregiudicatamente della prestigiosa carica per ritagliarsi uno spazio politico antagonista a Berlusconi, e lo rimproverano di ignorare la gratitudine verso chi l'ha sdoganato; e quelli che l'accusano d'avere memoria corta, per altro verso, scrollandosi cioè della responsabilità d'essere stato d'accordo nel varo di leggi ad personam.

Mettiamo che entrambe le accuse abbiano fondamento.
Sarebbe stato opportuno che, ad un certo punto, andando oltre, il presunto "complice" non si accorgesse che la misura era divenuta ormai stracolma?

Non si sarebbe davvero votato al suicidio politico se non avesse capito in tempo che, continuando a tollerare certo andazzo, assieme a Sansone sarebbero potuti perire tutti i Filistei?

Lui compreso, naturalmente.

fra' Galdino

VALERIO NON HA NIENTE DA FARE E SI DEDICA AL CONSUNTIVO DELLE COSE FATTE IN CITTA'

Giovedì 13 dicembre 2007 abbiamo pubblicato questo post:

GLI ASSURDI SOGNI DI VALERIO



-Valerio è un gran sognatore.

-Sogna ad occhi aperti .

-Ma saranno mai realizzati i sogni di Valerio?


VALERIO HA SEMPRE SOGNATO:
una casa per ogni famiglia
;
il prolungamento della via Roma;

l'eliminazione del "passo caudino" che unisce Piazza Stazione vecchia con via Umberto Primo;
una pista ciclabile lungo il rilevato ferroviario dismesso
;
un'arteria che colleghi il centro di Barcellona con Milazzo
;
la nascita di Duilia
;
il
completamento dell'ospedale di Sant'Andrea;
i prospetti della Basilica e delle scuole ripuliti
;
la villetta Liberty restaurata
;
l'adeguamento del servizio pubblico di autobus alle reali esigenze della città;
la riparazione di tutte le strade
provinciali in stato d'abbandono;
una paletta ed un sacchetto per quanti portano i loro cani a far la cacca sui marciapiedi;
un vigile che multi i negozianti che
pongono, senza averli ripiegati, gli scatoloni vuoti accanto ai contenitori della spazzatura;
un sindaco coi baffi
;
un cd con brani musicali di Placido
Mandanici;
il recupero della colonia di Acquaficara e del costruendo teatro da dedicare a Mandanici.
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A due anni e otto mesi abbondanti da quella data, Valerio cerca per l'ennesima volta di rendersi conto se qualcuno dei suoi sogni si sia realizzato.

Questo il consuntivo:

Casa popolare = no
Prolungamento via Roma= no
Eliminazione passo caudi no =no, ma c'è una prospettiva positiva
Pista ciclabile= sì
Strada collegamento con Milazzo= no
Completamento ospedale = no ( sembra in procinto di chiudere)
Pulizia prospetti = sì, ma senza ulteriori controlli
Ampliamento trasporto pubblico = no
Riparazione strade provinciali = ni ( qualche tratto)
Paletta e sacchetto X cacca cani = no
Multa scatoloni vuoti = no (disservizio in crescita)
Sindaco coi baffi = sì ( ma solo il nome al Palazzo di Città)
CD con musiche di Mandanici= no ( uno ce n'era e tale è rimasto)
Recupero Colonia Acquaficara = no (Forse manco sanno dov'è)
Recupero Teatro Mandanici = no (sanno dov'è, ma non sanno cosa farne)

"Ma allora che cavolo si fa in questo Comune?", continua a chiedersi Valerio.

martedì 27 luglio 2010

BARCELLONA POZZO DI GOTTO: GRANDE BARAONDA E SCARSA VIGILANZA



Repetita iuvant: scusate se battiamo di nuovo sul chiodo del traffico cittadino, ma non se ne può fare a meno.
Trovarsi imbottigliati nel caos delle nostre strade, con grande dispendio di tempo e di pazienza, e accorgersi che non c'è neppure l'ombra di un vigile non può che giustificare il riparlarne.
Anche se è un parlare ai sordi, lasciate almeno che ci sfoghiamo ripetendo il ritornello che non solo siamo privi di vigilanza, ma anche e persino del semplice controllo automatico, appunto perchè in questa città sono sempre stati fantasmi pure i semafori.
Insomma viviamo in una città avanzatissima sul piano della baraonda e arretratissima per ordine e vigilanza.

lunedì 26 luglio 2010

24 ORE DI MOBILITAZIONE CONTRO MANOVRA E LEGGE BAVAGLIO: ASSICURATA LA PARTECIPAZIONE DEL POPOLO VIOLA


Roma, 26 lug. (Adnkronos/Ign) - Il Popolo viola ha annunciato la sua presenza a piazza Montecitorio per i giorni 28 e 29 luglio, insieme alla Cgil e alla Fnsi, contro l'attuale manovra finanziaria e contro la 'legge bavaglio'.

"E' un dovere morale oltre che civico, far sentire la nostra voce - affermano i Viola - daremo vita a una grande mobilitazione di 24 ore a supporto delle migliaia di lavoratori che a causa di questa manovra vedono a rischio il loro posto, e contro la legge bavaglio a supporto di magistrati, editori e giornalisti. Questa legge rappresenta un ostacolo a tutto il comparto della giustizia, non consentendo di indagare e punire i colpevoli, e nemmeno di renderne noti i fatti senza limiti imposti dal governo".

Il Popolo viola si radunerà in Piazza di Montecitorio a partire dalle 22 del 28 luglio e sosterà in piazza fino a tutto il 29, dando vita a varie iniziative. Alla manifestazione ha dato la sua adesione anche l'Italia dei Valori.

DUISBURG, MESSINA: QUANTA DIFFERENZA.

FOTO:
(SOPRA) A DUISBURG ///(BASSO): A SAN FILIPPO DI MESSINA

Inferno al Love Parade a Duisburg in Germania: in 19 muoiono schiacciati dalla folla, tra cui una ragazza italiana. Cinquecento i feriti, nella ressa aggravata dal panico, dentro il tunnel d'ingresso. In molti non si sono accorti della tragedia e la festa e' proseguita.
Mentre questa incontrollabile tragedia avveniva nel nord, a Messina nello stadio San Filippo, migliaia di nostri ragazzi assistevano all'attesissima "esibizione del rocker più famoso d'Italia, nel tour che segue l'uscita della raccolta "Arrivederci Mostro".
I disagi per i giovani non sarano mancati, soprattutto per raggiungere lo stadio, ma in fondo - nonostante la mostruosità del rocker- la serata è filata liscia.
E ai nostri giovani, giunti da ogni parte della provincia e dalla Calabria e dal Catanese, è bastata una bella dormita per smaltire la stanchezza ed ll disagio".

APPELLO AL PRESIDENTE DELLA CAMERA PERCHE' SIA BLOCCATO NEL DECRETO LEGGE SULLE INTERCETAZIONI IL "COMMA" CHE METTE IL BAVAGLIO AI BLOG


UNA LETTERA A GIANFRANCO FINI E A GIULIA BONGIORNO, FIRMATA ON LINE DA MIGLIAIA DI UTENTI WEB,VIENE SPEDITA OGGI AI DESTINATARI

Ecco il testo:
Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere".

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.

L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

domenica 25 luglio 2010

LETTERA APERTA A GIUSEPPE BUZZANCA SINDACO DI MESSINA E DEPUTATO REGIONALE



“Con il consenso dei Cittadini sono abituato a vincere le campagne elettorali. La mia elezione all’A.R.S. e quella alla carica di Sindaco di Messina sono avvenute legittimamente secondo le norme vigenti”. “Sono anche abituato a subire le “forzature” che tendono a sovvertire la volontà popolare . I ricorsi si discutono nei Tribunali ed io intendo avvalermi di tutti gli spazi di tutela previsti dall’ordinamento. Nessun passo indietro, pertanto, perché è mio dovere, nel rispetto del voto dei messinesi, far di tutto per dare completa attuazione al mio programma elettorale.”

Con questa recente dichiarazione, che praticamente ribadisce ciò che avevi affermato in precedenza, caro Peppino, confermi la tua intenzione di non mollare uno degli incarichi che la volontà popolare - in momenti diversi e a fronte di programmi (promesse) elettorali ovviamente disuguali - t'ha affidato.
La differenza dei programmi e delle promesse deriva dal fatto che, mentre nella campagna regionale, ti sei rivolto ad un elettorato più ampio ed hai ottenuto ampio consenso - pure e in special modo - dai tuoi compaesani (parlo dei barcellonesi), in quella comunale hai manifestato il tuo interesse di candidato a sindaco sui problemi di una sola città, Messina.
Orbene - direbbe l'amico Piccione - non ti sembra che sulle due graticole tu debba mettere troppa carne da cuocere e di conseguenza debba badare acché non si bruci una parte e rimanga troppo cruda l'altra? E quale si brucerà, e quale non riuscirà a cuocere?
Caro Peppino, ricordo benissimo il tempo in cui - nell'aula consiliare di Palazzo Longano sedevi accanto al tuo collega di partito ed amico fraterno Candeloro, ora sindaco di Barcellona, e ricordo bene che l'interesse d'entrambi, nei vostri interventi, era rivolto ai problemi della città; successivamente - quando prese altra piega la politica - spiccasti il volo verso la Provincia, e la stessa città di Barcellona Pozzo di Gotto fu la tua pedana di lancio, tanto che tu - che di promesse ne avevi fatto - hai cominciato ad esprimere la tua gratitudine migliorando la via del Mare e facendo sistemare una rotonda all'alteza del ponte per la via Industriale.
Successivamente, essendosi allargati gli impegni, la tua attenzione nei confronti della pedana di lancio s'è automaticamente e progressivamente ristretta. E ciò ovviamente era giustificato dall'ampiezza del territorio da..servire.
Perché ti ricordo tutto questo?
Per il semplice fatto che sono convinto che, umanamente, più si allargano gli impegni assunti e meno soddisfacenti sono i risultati che si sperava di ottenere.
Tu mi potrai ribattere che, ad un sindaco, conviene avere un buon addentellato alla Regione nella qualità di deputato.
Ma tu - ti direi io - sei divenuto deputato regionale non soltanto per i voti dei messinesi, ma pure per il consenso di tanti altri elettori della provincia.
Potresti fare qualcosa anche per loro?
Dovresti essere un mago. E non portarmi l'esempio del sen. Santalco......
Cordiali saluti da Ciccio Cilona

sabato 24 luglio 2010

COMUNICATO DELLA UIL PA PENITENZIARI MESSINA SU OPG DI BARCELLONA


COMPRENSIBILISSIMO - per il segretario Francesco Barresi - LO STATO DI DISAGIO REGISTRATO IN UNA STRUTTURA DOVE PER IL PERSONALE IMPERA IL SOTTORGANICO E PER I RICOVERATI E' TOLLERATO L'AFFOLLAMENTO: DOPPIO DEL PREVISTO

"Quale O. S. maggiormente rappresentativa del personale penitenziario - dichiara il segretario Barresi - riteniamo dover intervenire in merito ad alcuni articoli di stampa riguardanti l’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto, riportanti dichiarazioni rilasciate da parlamentari in visita al predetto istituto. Istituto che è bene precisare, in questo momento, ospita oltre 340 utenti anziché dei 180 previsti. Gli operatori di Polizia Penitenziaria, di contro, da diversi anni sono in sott’organico. Una recente direttiva, tra l’altro, non prevede nuovi incrementi in quanto struttura interamente manicomiale. La commissione Parlamentare che ha visitato di recente l’Istituto ha ritenuto riferire, in alcune interviste, di un “Istituto ottocentesco”, di “ pazienti ammassati otto o nove per stanza”, di “odori nauseabondi” e di condizione igieniche precarie. Ed anche : di aver visto delle bottiglie nel water per tenerle al fresco, di aver trovato un paziente legato al letto e di aver trovato il personale di Polizia Penitenziaria in “ tenuta antisommossa “. E’ dunque lecito domandarsi cosa sia cambiato negli ultimi anni, se oggi l’OPG di Barcellona non è più all’avanguardia e modello da imitare . Basterebbe poco per rendersi conto (e capire) che un Istituto che può ospitare al massimo 180 ricoverati e che ne contiene 340 , è necessitato obtorto collo ad allocare otto o nove ricoverati per stanza. Gli odori nauseabondi, purtroppo, appartengono alla quotidianità ed alla routine di una struttura come può essere un OPG. E’ comprensibile, quindi, che chi vi entra per la prima volta paga un “ dazio olfattivo”, proprio come tutti gli operatori che tale dazio pagano ogni giorno. Ed è quindi consequenziale riferirsi alla penuria di fondi . Di fatto questa è l’essenza del problema: la drammatica carenza di risorse sui vari capitoli. Dalla manutenzione, alle mercedi. Tuttavia i lavori di pulizia sono sempre garantiti, per quello che si può e con gli strumenti disponibili. E’ pur vero che basterebbero pochi soldi per tinteggiare con la dovuta frequenza le pareti delle sezioni e delle stanze dei ricoverati. Non ci risulta, invece, che i ristretti dell’OPG usino ordinariamente il water per il raffreddamento delle bevande. Quanto visto, quindi, è certamente un caso isolato. Per quanto concerne il detenuto trovato legato al letto, pur non volendo entrare in aspetti sanitari, è notorio che nell’istituto barcellonese non si fa uso improprio o frequente dei mezzi di coercizione. Solo in casi eccezionali vi si ricorre, alla stregua di un TSO. In ogni caso in osservanza alle vigenti normative. Non sarà un caso se nonostante il superaffollamento e l’aggravio di lavoro, non si registrano aumenti di suicidi, di atti di autolesionismo o aggressioni fra ricoverati. [Image] Noi della UIL PA Penitenziari abbiamo, da tempo, lamentato che le unità di Polizia Penitenziaria sono costrette ad occupare, contemporaneamente, più posti di servizio e che l’organico diminuisce sempre più. Ne deriva che il personale è impegnato in turni insostenibili, su tre quadranti giornalieri. Riferirsi poi a personale in “ tenuta antisommossa “ fa sorridere. Perchè è praticamente impossibile: Barcellona non dispone nemmeno delle unità per accompagnare i ricoverati negli uffici… ! Evidentemente la “tuta di servizio ordinaria” è usata in luogo delle divise consunte e consumate che non vengono sostituite ed approvvigionate. E’ però necessario sottolineare come gli operatori di Polizia Penitenziaria abbiano il merito di aver acquisito, nel tempo, una formazione base sugli elementi della psichiatria. Ciò li rende duttili nell’assolvimento (ed oltre) del proprio mandato. Basti ricordare che fino a quando è stato possibile un nucleo d’operatori penitenziari si occupava giornalmente del trattamento : il NAT (Nucleo Attività Trattamentale). Un esperimento forse unico nel panorama penitenziario italiano".

venerdì 23 luglio 2010

BAUH, BAUH, JA WOHL, MEIN MEISTER


SE COSI' SI VUOLE PROMOVERE IL TURISMO!


Capita, a volte, che si abbia difficoltà a trovare lo spunto per aprire e portare avanti un argomento che possa interessare il lettore.
Altre volte invece - senza che te l'aspetti - ti si presenta più che propizia l'occasione e quel che devi dire te lo senti già sulla punta della lingua: anzi sulle punte delle dita, visto che dobbiamo usare la tastiera.
A darmi lo spunto, stamattina, è stato un segnale di divieto d'accesso su una delle spiagge di questo nostro bel Tirreno.
Potevano essere le sette e stavo camminando lungo l'arenile antistante il nostro mare, che devo confessare non era una delle spiagge di Barcellona, ma di un Comune vicino, il cui territorio s'estende dall'abitato centrale, che è collinare, fino al litorale, che -guarda un po' - dovrebbe costituire l'area turistico-balneare, fiore all'occhiello di ogni paese che si rispetti.
Questo genere di "passeggiata" mattutina sono solito farla - ovviamente quando posso - da diversi anni durante la stagione estiva.
Adesso, però, sto notando che c'è qualcosa - anzi più di qualcosa - che non va per il giusto verso: potreste pensare che dipenda dal fatto che c'è sulla groppa un anno in più, ma in realtà non è per questo.
Il vero fatto ce lo spiega quel muto e tuttavia fortemente significtivo divieto d'accesso, che -m'è stato assicurato - non è stato apposto dall'Amministratore Comunale, ma semplicemente da un gruppo di ragazzi che, sensibili di fronte ad una realtà sconcia, hanno voluto far capire a chi di dovere che quell'arenile non è degno di essere frequentato.
La spiegazione c'è tutta: a parte il fatto che il mare si sta lentamente ingoiando la spaggia - che guarda un po' - ti prospetta a distanza uno dei più incantevoli panorami nostrani, quel che più raccapriccia è lo stato di sporcizia in cui viene lasciata: a ciò si aggiunga la mancanza di rispetto verso gli altri che certa gente sfacciatamente manifesta.
Per dirvene una, che m'è capitata stamane di persona, c'è gente che crede di potere fruire del mare e della spiaggia come se l'uno e l'altra fosseroproprietà personale..
Stamattina, una coppia di mezz'età (marito e moglie forestieri?) arriva in spiaggia, con al seguito due cani senza alcun guinzaglio. Tutt'e quattro - cani e padroni - s'accostano allo specchio d'acqua e il proprietario sollecita le bestie a entrare in mare. Un cane lo fa, l'altro diffidente non s'azzarda e resta sulla battigia: ad un tratto s'accorge che a distanza ci sono io e mi corre incontro, abbaiando e ringhiando come se - piuttosto che farmi festa - avesse tutta la voglia di farmi la festa.
E m'avrebbe sicuramente aggredito se, invece di mantere la calma, avessi mostrato di spaventarmi.
I proprietari, dalla battigia, senza scomporsi: "Niente, niente vi fa, abbaia soltanto..."
Niente un cavolo, e se al posto mio, ci fosse stato un bambino, cosa gli sarebbe successo?
"Niente, niente, è così bravo".
Già...era un pastore tedesco, di quelli pronti ad abbaiare: "Ja wohl mein meister!"

mercoledì 21 luglio 2010

BARCELLAZZO? PUAH!...CASO MAI, MEGLIO DUILIA




Barcellona Pozzo di Gotto: un nome poco orecchiabile perché lungo, e così lungo perché le numerose amministrazioni che si sono susseguite in quasi due secoli non sono riuscite a mettersi d'accordo per sintetizzarlo in uno che piacesse almeno alla maggioranza degli abitanti.
Barcegotto: la chiamava così un caro amico artista, che adesso non c'è più, e lo faceva perché si sentiva nello stesso tempo barcellonese e pozzogottese, o come si diceva ai tempi del più esasperato campanilismo: manciacagnoli e 'nfummicatu.
Ma pur avendo la sensibilità del vero artista, il caro amico evidentemente non s'accorgeva di quanto cacofonico fosse quell'ibrido.
Adesso che dire di Barcellazzo? E perchè no di Barcegottazzo, nel caso ormai inverosimile che si dovessero unificare Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto?
Per carità, altro che cacofonia, vomitivo e basta.
Ma ci sarebbe stato nome più bello e azzeccato di Duilia! Nome, che per mesi occupò le pagine del Giornale di Sicilia, in un continuo botta e risposta tra i corrispondenti delle due città sorelle, coinvolgente amminisratori e cittadini comuni di Barcellona e di Milazzo, e persino di Messina, anche se questi ultimi giustamente preoccupati.
Duilia, sarebbe stato davvero azzeccato: DUI =DUE; DUILIA, in ricordo del grande Caio DUILIO, che proprio nello specchio di mare tra Milazzo e Barcellona sconfisse la flotta cartaginese.
Quinto anno Punici belli, quod contra Afros gerebatur, primum Romani C. Duillio et Cn. Cornelio Asina consulibus in mari dimicaverunt paratis navibus rostratis, quas Liburnas vocant. Consul Cornelius fraude deceptus est. Duillius commisso proelio Carthaginiensium ducem vicit, triginta et unam naves cepit, quattuordecim mersit, septem milia hostium cepit, tria milia occidit. Neque ulla victoria Romanis gratior fuit, quod invicti terra iam etiam mari plurimum possent.

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martedì 20 luglio 2010

FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – “SICILIA INDIPINNENTI” FRONTE NAZIONALE SICILIANO –“SICILIA INDIPENDENTE” - CUMITATU MISSINISI- KUMUNIKATU FNS


PEDAGOGIA COMUNALE ALLA “MISSINISI”: FIGGHI, ‘NTA VITA TUTTU HAVI ‘NU PREZZU

Il Comune di Messina, in modo involontario, ha comunque somministrato ed ammannito, ai giovanissimi suoi concittadini una lezione che sarà utile loro per la vita e che introietteranno a mo’ di imprinting data la loro giovane età. Ci riferiamo al fatto che il parco giochi di villa Dante, affidato dal Comune alla gestione di una ditta privata, non abbia al suo interno neppure un gioco gratis o per dirla nella nostra lingua materna “ a francavigghia”. Così i messinesi di domani, future donne e futuri uomini, sapranno che tutto si paga e potranno essere grati a quell’Amministrazione che da bimbi evitò di illuderli. Tuttavia qualcuno all’interno della stessa Amministrazione Comunale deve essersi accorto che fare pagare tutto, poteva apparire un po’ “troppo radicale” e allora leggiamo da fonti stampa che un Assessore ha dichiarato che auspica di "poter realizzare un'altra area con giochi gratuiti" . Bilancio permettendo. Forse sarebbe stato però meglio pensarci prima. Resta per Noi Indipendentisti Progressisti du Cumitatu Missinisi du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti” la convinzione che sia possibile ed utile offrire alcuni servizi sociali, compresi quelli ludici per i bambini, in forma gratuita, risparmiando semmai, più e meglio, su altri capitoli di spesa, a Messina, città Siciliana come altrove. Messina, 20 luglio 2010.

Un breve commento a pie' pagina: Nessuna meraviglia se Peppno Buzzanca, che ha promosso il pedaggio su Messina, abbia consentito di "maneggiare" su Villa Dante.
"Cu manìa nun pinìa"
maneggiare traduzione di maneggiare definizione nel Dizionario Online

FRUSTATE - A PAROLE - SULLE CONDIZIONI IRRISOLTE DELL'OSPEDALE PSICHIATRICO GIUDIZIARIO DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO



Da quando la Commissione parlamentare presieduta dall'on Ignazio Marino vi ha messo piede, per una inattesa ispezione, l'ospedale psichiatrico giudiziario "Vittorio Madia" di Barcellona Pozzo di Gotto è precipitato nell'occhio del ciclone, sia per la cruda immagine uscita dalle dichiarazioni del presidente Marino e dai resoconti dei commissari bipartisan, sia per le polemiche suscitate dalla scoperchiatura di una "pentola" rimasta per troppo tempo accantonata.
Già abbiamo, in altri posts, riferito le impressioni negative suscitate da quella visita effettuata nello scorso mese di marzo, mentre era assente il direttore dell'OPG, Nunziante Rosania, in missione a Favignana, ed abbiamo anche accennato all'avvio di un battibecco sui ritardi del passaggio delle competenze sull'OPG dal ministero della Giustizia alla Regione.
E diciamo che c'era sembrato e continua a sembrarci che, su dati dolorosamente gravi quali quelli della precarietà funzionale della struttura, si stesse impiantando il solito giochetto dello scarica barile, o come si diceva ai tempi della nostra fanciullezza del gioco della catasta: iò non fu, fu a catasta, a catasta non fu, fu u cincu e così via...
Prendendo spunto dalla "giustificazione" addotta dall'assessore regionale alla sanità, Massimo Russo, sul mancato recepimento della legge che affida alle regioni il carico sanitario degli opg, il senatore Marino torna alla carica con un nuova e ancor più pesante dichiarazione che ha tutto il "sapore" di una lavata di capo.
Russo aveva addebitato il ritardo al governo nazionale asserendo che :"il senatore Ignazio Marino, in quanto presidente di commissione parlamentare, dovrebbe ben sapere perche' mai le competenze sulla medicina penitenziaria non sono ancora passate alla Sicilia". "Questo - aveva precisato Russo - è un compito che deve essere portato davanti alla commissione paritetica Stato-Regione, e se ci sono ancora ritardi non e' certo responsabilita' dei rappresentanti della Regione siciliana che fanno parte di quell'organismo".

"La Sicilia- è invece convinto Marino e lo dice espressamente- è in ritardo di due anni, la legge è dell’aprile del 2008. Se tutto ciò non è stato fatto non è colpa di altri, ma della Sicilia e l’assessore regionale non può certamente opporre questioni burocratiche. La Regione si attivi e solleciti l’attuazione del trasferimento delle competenze attraverso il comitato paritetico, così come hanno fatto tutti gli altri nel resto d’Italia».

«Io credo - ha dichiarato il presidente Marino - che la sensibilità umana rispetto alla condizione gravissima in cui si trovano persone detenute che prima di tutto sono malati che hanno bisogno di cure specifiche, non dovrebbe fare dormire la notte i componenti della Giunta regionale. Io da quando ho visitato l’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto francamente faccio fatica ad addormentarmi pensando che ci sono persone da curare e che invece vengono lasciate in condizioni indecenti, indecorose e senza nessuna possibilità di cura e guarigione».

Adesso vedrete che Russo ribatterà e anche lui "vanterà" la propria insonnia.
Intanto i problemi scovati nel nosocomio psichiatrico di Barcellona rischiano di rimanere al palo....
Comunque: sono tante le carenze che si affiancano a quelle sanitarie, basti pensare al sovraffollamento determinato dal trasferimento di centinaia d'internati da altri OPG, allo stato d'insufficienza o d'inadeguatezza del personale parasanitario e alla perdurante incertezza in cui da due anni si dibatte l'organico della polizia penitenziaria, oggi in servizio a Barcellona e domani non si sa dove.
I problemi sono tanti e tutti mai avviati a soluzione. E sapete perchè?
Forse perchè siamo a Barcellona Pozzo di Gotto, dove tu ti preoccupi ed "io" me ne fotto.
Ed "io" immaginatevi chi può essere....

domenica 18 luglio 2010

STASERA A BARCELLONA COMMEMORAZIONE GARIBALDINA IN PIAZZA SAN SEBASTIANO


Sarà semplicemente "surreale" la performace, nata da un'idea del presidente della Pro Loco Gino Trapani, che nel tardo pomeriggio di oggi intratterrà i cittadini, in una singolare commemorazione dei fatti garibaldini che, nel luglio 1860, dalla vigilia alla fine vittoriosa della battaglia di Milazzo, ed anche dopo, coinvolsero la città di Barcellona Pozzo di Gotto.
Come racconta, nella sua Storia Municipale(Barcellona Pozzo di Gotto descritta e illustrata), l'avanzata garibaldina, che nella sanguinosa battaglia di Milazzo, si scontrò con l'ultimo baluardo della difesa borbonica, raggiungendo il suo culmine siciliano, intressò di riflesso il territorio di Barcellona e dintorni, coinvolgendo gli abitanti di quei centri.
Nella nostra città, civili abitazioni, chiese, magazzini divennero luoghi di ausilio per Garibaldi e per i suoi picciotti, molti dei quali, rimasti feriti durante il cruento scontro, furono accolti e amorevolmente curati.

DIMENTICATA AD ARTE DALLA CITTA' UFICIALE LA FIGURA DEL SENATORE CHE RIFECE BARCELLONA POZZO DI GOTTO


CARMELO SANTALCO : Deputato e assessore regionale per tre legislature, Senatore della Repubblica dal 1972 al 1994, sottosegretario e per 10 anni Questore del Senato.


Nel mese di luglio di cinque anni fa, lasciava questa terra uno dei più attivi e longevi aministratori di Barcellona Pozzo di Gotto: il senatore Carmelo Santalco.

Pur non essendo barcellonese di nascita - era naTo a San Marco d'Alunzio nel 1921, Santalco divenne subito barcellonese d'elezione e fu proprio nella nostra città che, come amministratore, avviò la propria maturazione politica, che gradino dopo gradino si sviluppò dalla Provincia, alla Regione, al Parlamento Nazionale, dove raggiunse l'alto incarico di Primo questore del Senato della Repubblica.

Nella ricorrenza del primo lustro dalla sua scomparsa, la città ufficiale stranamente non riece più a ricordare questa figura politica, che fu per prima a dare impulso alla crescita - non sempre ordinata - di Barcellona Pozzo di Gotto.

Di questa strana amnesia si meraviglia il più anziano degli attuali consiglieri comunali, Orazio Calamuneri, che amareggiato ci ha fatto pervenire una sua nota di commento.

"Nel ricordare Carmelo Santalco nel quinto anniversario della scomparsa, - scrive Orazio Calamuneri - voglio precisare che sebbene Santalco abbia segnato oltre trenta anni di vita politica e amministrativa in questa città nessun riconoscimento gli è stato tributato. C’è stata una delibera del Consiglio Comunale, di intestargli il Palazzo Comunale, ma poi è rimasta lettera morta. Sembra che si voglia fare “dimenticare” questo personaggio che forse, facendo un raffronto con le successive amministrazioni , ci si rimedierebbe una inesorabile figuraccia".

"Santalco Senatore - sottolinea Calamuneri - non avrebbe accettato passivamente lo smantellamento dei servizi (vedi Serit o Stazione) o l’indebolimento dell’Ospedale a cui teneva particolarmente".

"Non voglio fare elogi post mortem per santificarlo, era anche lui un essere umano, ma due cose le voglio testimoniare. Santalco quando la povera gente non aveva l’acqua in casa e faceva la ressa alle poche fontane, anche molto distanti dalle abitazioni, ha avuto una idea rivoluzionaria. Ha fatto installare decine e decine di fontane in ogni quartiere e la gente ha finito le file e le risse, avendo l’acqua a pochi metri da casa. La seconda: negli anni 50, 60 e 70, il 70% delle famiglie viveva in veri tuguri dove mancavano di tutto, dai servizi igienici, persino ai pavimenti, e le figlie femmine si sentivano umiliate. Ebbene anche qui la cosa è stata vista come una priorità e migliaia di cittadini hanno avuto una civile abitazione, migliorando così le condizioni di vita".

"Una politica questa che, uscito di scena lui, è stata abbandonata. Infatti - stigmatizza il consigliere Calamuneri - da circa 17 anni non si costruiscono più case popolari. Ecco spiegato perché Carmelo Santalco nelle masse popolari era benvoluto. Ho ricordato solo due cose, ma potrei parlare di tante altre cose, vedi Impianti Sportivi, Zigari, Fondaconuovo, lo Stadio D’Alcontres, il Palazzetto dello Sport. Per fare un paragone voglio citare l’impianto di Manno che dopo anni è sempre fermo li, al palo. Anche per questo si preferisce dimenticarlo, ma la gente lo ricorda bene, ed io lo ricordo con loro". Orazio Calamuneri

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