Intende promuovere la conoscenza dei problemi cittadini e invitare gli amministratori ad affrontarli.
mercoledì 18 agosto 2010
LETTERE DI COSSIGA AI VERTICI DELLO STATO
Le quattro lettere che Cossiga ha destinato alle massime cariche dello Stato, non sono personali, in quanto scritte nel settembre di tre anni fa con l'intenzione del mittente che fossero aperte alla sua morte.
Sono una specie d testamento politico che Cossiga ha inteso trasmettere tramite i quattro presidenti, che in quella data, tranne Napolitano, non erano gli stessi di quelli attuali.
Delle quattro missivie finora sono state rese pubbliche le seguenti:
LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Signor Presidente della Repubblica Italiana,
Le confermo i miei sentimenti di fedeltà alla Repubblica, di devozione alla Nazione, di amore alla Patria, di predilezione della Sardegna, mia nobile Terra di origine. Fu per me un grande onore servire immeritatamente e con tanta modestia, ma con animo religioso, con sincera passione civile e con dedizione assoluta, lo Stato italiano e la nostra Patria, nell’ufficio di Presidente della Repubblica. A Lei, quale Capo dello Stato e Rappresentante dell’Unità Nazionale, rivolgo il mio saluto deferente e formulo gli auguri più fervidi di una lunga missione al servizio dell’amato Popolo italiano.
Con viva, cordiale e deferente amicizia
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------- LETTERA AL PRESIDENTE DELLA CAMERA
Signor Presidente
nel momento in cui nella fede cristiana lascio questa vita, il mio pensiero va alla Camera dei deputati, nella quale, per voto del popolo sardo, entrai nel 1958 e fui confermato fino al 1983, anno in cui fui eletto senatore. Fu per me un grandissimo e distinto privilegio far parte del Parlamento nazionale e servire in esso il Popolo, sovrano della nostra Repubblica.
Professo la mia fede nel Parlamento espressione rappresentativa della sovranità popolare, che è la volontà dei cittadini che nessun limite ha se non nella legge naturale, nei principi democratici, nella tutela delle minoranze religiose, nazionali, linguistiche e politiche. Professo la mia fede repubblicana e democratica, da liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista per uno Stato costituzionale e di diritto. Ringrazio i parlamentari tutti per il concorso che in tutti questi anni hanno dato con l’adesione o con l’opposizione, con l’approvazione o con la critica alla mia opera di politica. A tutti i deputati e a Lei, Signor Presidente l’augurio di un impegnato lavoro al servizio della libertà, della pace, del progresso del popolo italiano.
Dio protegga l’Italia.
Con cordiale amicizia
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LA LETTERA AL PRESIDENTE DEL SENATO
Onorevole Presidente del Senato della Repubblica,
nel momento in cui il giudizio sulla mia vita è misurato da Dio Onnipotente sulle verità in cui ho creduto e che ho testimoniato e sulla giustizia e carità che ho praticato, professo la mia Fede Religiosa nella Santa Chiesa Cattolica e confermo la mia fede civile nella Repubblica, comunità di liberi ed uguali e nella Nazione italiana che in essa ha realizzato la sua libertà e la sua unità.
Fu per me un onore grande servire la Repubblica a cui sempre sono stato fedele; e sempre tenni per fermo onorare la Nazione ed amare la Patria. Fu per me un privilegio altissimo: rappresentare il Popolo Sovrano nella Camera dei Deputati prima, del Senato della Repubblica quale Senatore elettivo, Senatore di diritto e vita e Presidente di esso; e privilegio altissimo fu altresì servire lo Stato nel Governo della Repubblica quale membro di esso e poi Presidente del Consiglio dei Ministri ed infine nell’ufficio di Presidente della Repubblica. Nel mio testamento, ho disposto che le mie esequie abbiano carattere del tutto privato con esclusione di ogni pubblica onoranza e senza la partecipazione di alcuna autorità.
Per quanto attiene le onoranze che i costumi e gli usi riservano di solito ai membri ed ex-Presidenti del Senato, agli ex-Presidenti del Consiglio dei Ministri ed agli ex-Presidenti della Repubblica, qualora Ella ed il Governo della Repubblica decidessero di darne luogo, è mia preghiera che ciò avvenga dopo le mie esequie, con le modalità, nei luoghi e nei tempi ritenuti opportuni.
Voglia porgere ai valorosi ed illustri Senatori il mio ultimo saluto ed il mio augurio più fervido di ben servire la Nazione e di ben governare la Repubblica al servizio del Popolo, unico sovrano del nostro Stato democratico.
Che Iddio protegga l’Italia!
Cossiga protagonista fino alla fine.Accettiamo i suoi auguri e ...speriamo.Pace all'anima sua,riposi in pace.Cosa avrà scritto al presindete del consiglio di allora? Sono curioso.
RispondiEliminaFranz
le solite buffonate di cossiga... rip
RispondiEliminaamico-fascio
Caro Francesco,
RispondiEliminanella quinta lettera spedita a me, c'è il segreto di ustica.
http://www.crepapelle.net/2010/08/in-una-lettera-cossiga-svela-il-giallo.html
ChaoLin LinGiù
Per Lino Giusti: Dicono che Cossiga ultimamente abbia dedicato il suo tempo a scrivere e si pensa che abbia voluto lasciare le sue memorie. Se saranno come quella sua versione data slla strage dela stazione di Bologna, altro che giallo canarino.
RispondiEliminaCaro Lino,così sapremo infine la verità su Ustica.Svelacela con una battuta.Ciao ,franz
RispondiEliminaIntegro il mio pensiero.Anche la lettera al presidente del consiglio contiene solo inutile retorica.Non fa storia,aggiunge altro narcisismo.
RispondiEliminaFranz